Per esempio cliccando qui puoi leggere l'articolo di Business Insider che cita il Journal of affective disorder: in una ricerca pubblicata nel mese di luglio, Internet-based versus face-to-face cognitive-behavioral intervention for depression, gli autori dimostrano come su un campione di 62 pazienti depressi l'intervento via pc sia efficace tanto quanto quello effettuato di persona, e abbia addirittura esiti migliori a livello di follow-up. A tre mesi daalla fine del trattamento, infatti, il 57% dei pazienti on line non ha segni di depressione, contro il 42% dei pazienti convenzionali.
Visualizzazione post con etichetta psicologia digitale. Mostra tutti i post
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lunedì 26 agosto 2013
La psicoterapia on line funziona. Ma dai?
Per esempio cliccando qui puoi leggere l'articolo di Business Insider che cita il Journal of affective disorder: in una ricerca pubblicata nel mese di luglio, Internet-based versus face-to-face cognitive-behavioral intervention for depression, gli autori dimostrano come su un campione di 62 pazienti depressi l'intervento via pc sia efficace tanto quanto quello effettuato di persona, e abbia addirittura esiti migliori a livello di follow-up. A tre mesi daalla fine del trattamento, infatti, il 57% dei pazienti on line non ha segni di depressione, contro il 42% dei pazienti convenzionali.
giovedì 18 luglio 2013
Psicologia Digitale: webinar e presentazione dell'ebook
La presentazione del libro, con il percorso, la ricerca, la teoria, l'intervento e i dati raccolti dal 2008 a oggi.
mercoledì 10 luglio 2013
Text talk: il mondo delle parole
Parlare attraverso il linguaggio scritto, l'atto che viene definito text talk, non è semplicemente una questione generazionale e di abitudine all'utilizzo delle tecnologie digitali, ma è anche un'abilità che si può acquisire e migliorare. Di più: è un'arte. Esattamente come una buona capacità espressiva verbale/vocale è allo stesso tempo un'abilità e un'arte.
Il primo punto fermo è che l'abilità di comunicare in modo efficace attraverso la tastiera è strettamente collegata alle abilità di scrittura del soggetto. Chi odia scrivere, digita molto lentamente, ha un linguaggio particolarmente povero e sgrammaticato, difficilmente potrà essere coinvolto volentieri in un processo di aiuto testuale. Al contrario ci sono persone che preferiscono scrivere per esprimersi e provano una forma di piacere nello strutturare il proprio pensiero in frasi, selezionando le modalità che sentono più vicine a sè nel momento in cui lo fanno.
Nel dialogo scritto, i messaggi più efficaci sono quelli che si situano a metà tra spontaneità e organizzazione pianificata dei contenuti. Un messaggio breve, con errori banali di battitura e un'apparenza visiva un po' caotica può essere espressione sincera di amicizia e affetto, come se l'interlocutore accendesse la webcam in una stanza della sua casa in disordine. Allo stesso tempo un messaggio di questo tipo può anche essere espressione genuina dello stato della mente della persona in quel momento. Come dire: sono di fretta ma volevo contattarti ugualmente.
In genere i testi diventano più disomogenei, dettagliati ed espressivi mentre la relazione si approfondisce e le persone si sentono sufficientemente sicure per andare ad esplorare se stesse e il rapporto con l'interlocutore senza timore di scoprirsi troppo o di mettere in gioco la relazione. L'alleanza regredisce invece se il soggetto si sente minacciato, ferito o arrabbiato: in questo caso messaggi caotici e infantili possono indicare scompenso, acting out testuali o accessi psicotici.
Ciascun messaggio on line assomiglia a un piccolo pacchetto compresso di autopresentazione lanciato nel cyberspazio, come se fosse un prodotto a sé, un'opera finita, un dono da fare al proprio interlocutore. E come tale va trattato dallo specialista, che attraverso un'e-mail (forse più facilmente che in chat) può risalire alle abilità specifiche del cliente, riconoscendo importanti sfumature di stile cognitivo e anche di personalità tra una riga e l'altra. La qualità della relazione d'aiuto testuale si basa in buona misura sulla presenza e sull'impiego di queste abilità analitiche, accostate alla capacità d'ascolto.
lunedì 8 luglio 2013
venerdì 5 luglio 2013
giovedì 4 luglio 2013
Perchè psicologia digitale?
Due chiacchiere tra autore ed editore. Pietro Spagnulo, psichiatra, psicoterapeuta e mente di Ecomind mi intervista sui contenuti e sulle origini dell'ebook.
giovedì 27 giugno 2013
Psicologia digitale: Italia in ritardo di quindici anni.
Il binomio psicologia-internet esiste in modo embrionale sin dagli albori della rete stessa. Internet nasce col nome di Arpanet negli USA, nel 1969, con intenti militari. Acquisisce il nome internet solamente quattordici anni più tardi e diviene di pubblico dominio e utilizzo – in una veste simile a quella che conosciamo attualmente – a metà degli anni novanta. Già nel 1972, però, nel corso della Conference on Computer Communication organizzata a Stanford, si vuole dare un saggio delle potenzialità in fieri di una maxirete di computer sempre attivi, simulando una sessione di psicoterapia tra interlocutori distanti. Il primo approccio alla cosiddetta e-therapy, come viene definita per generalizzazione ogni forma di intervento psicologico
a scopo terapeutico on line, arriva con l’invenzione delle primissime forme gruppali di supporto all’auto-aiuto via rete.
Dai gruppi di auto-aiuto alla vera e propria consulenza psicologica on line, il salto è probabilmente spontaneo ma non certificabile. Non esiste in pratica un momento specifico in cui un professionista, in quegli anni, comincia a pubblicizzare il proprio intervento via computer. Di certo il primo esperimento a livello accademico risale al 1986, si chiama Ask Uncle Ezra e si deve a Jerry Feist e Steve Worona, che lo pensano come servizio di supporto gratuito per gli studenti della Cornell University, a Ithaca, NY.
Qualche anno dopo, internet esplode in tutta la sua rivoluzionaria onnipresenza totisimultanea e gli specialisti della mente più inclini alla sperimentazione e più informaticamente alfabetizzati iniziano a muoversi a tentoni all’interno della nuova realtà. Gli anni Novanta del secolo scorso segnano il boom delle tecnologie di comunicazione a basso costo e i terapeuti in rete diventano centinaia. Nel decennio successivo si moltiplicano i siti dedicati all'aiuto on line tra USA, UK, Canada, Giappone, Israele, Australia. In Italia siamo semplicemente in ritardo di una quindicina d'anni, tanto che ancora oggi tutto questo sembra rivoluzionario, gli ambienti accademici non ne parlano, l'establishment delle terapie convenzionali si mostra impermeabile, quando non oppositivo. Il progetto Zheng è un nano (italiano) sulle spalle di giganti (stranieri), ma almeno è un nano vivo e in crescita.
a scopo terapeutico on line, arriva con l’invenzione delle primissime forme gruppali di supporto all’auto-aiuto via rete.
Dai gruppi di auto-aiuto alla vera e propria consulenza psicologica on line, il salto è probabilmente spontaneo ma non certificabile. Non esiste in pratica un momento specifico in cui un professionista, in quegli anni, comincia a pubblicizzare il proprio intervento via computer. Di certo il primo esperimento a livello accademico risale al 1986, si chiama Ask Uncle Ezra e si deve a Jerry Feist e Steve Worona, che lo pensano come servizio di supporto gratuito per gli studenti della Cornell University, a Ithaca, NY.Qualche anno dopo, internet esplode in tutta la sua rivoluzionaria onnipresenza totisimultanea e gli specialisti della mente più inclini alla sperimentazione e più informaticamente alfabetizzati iniziano a muoversi a tentoni all’interno della nuova realtà. Gli anni Novanta del secolo scorso segnano il boom delle tecnologie di comunicazione a basso costo e i terapeuti in rete diventano centinaia. Nel decennio successivo si moltiplicano i siti dedicati all'aiuto on line tra USA, UK, Canada, Giappone, Israele, Australia. In Italia siamo semplicemente in ritardo di una quindicina d'anni, tanto che ancora oggi tutto questo sembra rivoluzionario, gli ambienti accademici non ne parlano, l'establishment delle terapie convenzionali si mostra impermeabile, quando non oppositivo. Il progetto Zheng è un nano (italiano) sulle spalle di giganti (stranieri), ma almeno è un nano vivo e in crescita.
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